LA STORIA
Cinto di bastioni merlati, il pianoro diventa "un arrovellarsi di minuscoli abituri la cui edificazione secolare spesso riesce a celare antiche strutture fortificate o diventare con esse un tutt'uno".Qui il Medioevo continua nella vita di ogni giorno, nell'allegro vociare dei bimbi, nel severo discutere dei grandi, nei panni stesi al sole e da qui si vede la spiaggia, assolata e resa viva dai villeggianti, e poi il mare, il Tirreno, che si infrange sullo scoglio bianco, che le storie di un tempo chiamarono "plorau" o del pianto, e dove, all'orizzonte, le sette sorelle, le isole dell'arcipelago Eoliano, incantano chi si spinge a guardarle dai "belvedere" del castello, da dove domina, ad oriente Capo Calavà, ad occidente Capo D'Orlando ed in fondo, Milazzo e Cefalù, che nelle belle giornate mostrano i loro profili.L'attenzione quindi di chi arriva al Castello poi si posa sui merli ghibellini, che con il loro profilo a code di rondine coronano l'alto e maestoso torrione. E' la torre conosciuta già come "Voab" nel 1904 ed ancora prima, "Marsa Daliah" il "porto della vite" dai geografi arabi che ne indicavanoil "caricatoio" nelle loro mappe.Basata su forte scarpa da due lati e aperta ad un terrapieno dagli altri, la torre è affiancata, e caratterizzata, da un torrino scalare cilindrico che intersecandosi alle mura consente l'accesso alle varie elevazioni e al terrazzo, punto di vedetta privilegiato per la difesa dalle incursioni dei "mori". All'interno della torre una splendida sala di rappresentanza si chiude in un'ardita volta che ostenta lo stemma nobiliare dei Lancia di Brolo, venuti dal Piemonte in Sicilia al tempo degli Svevi e discendenti da Galeotto e Cubitosa d'Aquino, nipote dell'imperatore Federico II e sorella del filosofo San Tommaso d'Aquino.Con l'imperatore il legame dei Lancia si stringe con il matrimonio di Bianca Lancia, prossima alla morte, dalla quale aveva prima avuto Manfredi divenuto poi "Re di Cicilia", come ama definirlo Guidotto da Bologna nel suo "Fior di Retorica. Di questo legame, sulla porta della cinta muraria di Brolo, trova fondamento la scritta "Imperium Rexit Blanca - Hoc e Stipite Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit". Sulla seconda porta invece c'è , a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato "maior ac principalior de domo Lancia", il marmoreo bianco scudo dove si legge ancora "Principalior Omnium".Tra le mura del Castello non c'è più la chiesetta di S. Girolamo, ma nel parco fa bella mostra l'elegante esagona del pozzo che la leggenda vuole collegato con alcune grotte sottostanti, per assicurare una sorta di via di fuga, anche se questa è da ricercarsi tra le "timpe" della "porta fausa ".I muri del castello risentono delle trasformazioni del tempo ed appaiono come una struttura feudale costruita nei primi del '400 probabilmente ai tempi di Pietro o Corrado Lancia, secondo tipologie già attivate alla fine del '300, ma fortemente rimaneggiate nel '600 quando l'uso delle armi da fuoco necessitarono la costruzione anche della "scarpa fortificata".Anche se inserita nel sistema delle torri costiere, la rocca di Brolo sorge soprattutto a controllo e difesa di un sottostante porto-caricatoio, nodo portuale dei traffici per l'entroterra o per le Eolie fino al XVII secolo, insabbiato dalle piene dei torrenti avvenute nel 1953 e nel 1682. Il centro storico è tutto da scoprire, e mantiene inalterata quella tipologia radiocentrica polifocale, il cui percorso irregolare segnato da grosse stecche edilizie, denuncia, nei tracciati a fuso, retaggi medievali.L'espansione di Brolo avviene gradualmente; nel XVII secolo nella breve pianura sottostante la rocca si sviluppa il centro abitato con la Chiesa Madre fatta costruire da Ignazio Vincenzo Abate, marchese di Longarino e Signore di Brolo, nel 1764, ed infine l'edificazione, lungo la strada regia, di alcuni palazzetti ottocenteschi definiscono il profilo urbano del paese.Brolo quindi senza privarsi degli agi della modernità, mantiene memoria visiva del Medioevo consentendo al visitatore, in un tutt'uno, di assaporare la delizia dei luoghi, il gusto della leggenda, il sapore della storia, dei fasti nobiliari e della sapienza popolare.





